Lettera dagli Stati Uniti

Una ex-studentessa del Belotti, che studia e lavora negli Stati Uniti, ci manda impressioni e sentimenti
sulla vita americana e sui recenti avvenimenti.

Caro Professore,

Vivere negli Stati Uniti e` un'esperienza molto bella ma sorprendentemente diversa da quel che ci si puo` immaginare prima della partenza.
Descrivere i sentimenti, le avventure e disavventure di un emigrato richiederebbe tantissimo tempo, cosi` come una descrizione di questa strana Nazione.
Quando si decide di affrontare l'esperienza all'estero, si passa attraverso diverse fasi: si parte con lo stupore per le tante novita` che si tramuta presto in disprezzo e mancata accettazione per il diverso; si inizia quindi lentamente ad accettare le differenze e finalmente, con il tempo, ci si integra.
Dopo un anno e mezzo, penso di essere ancora tra la seconda e la terza fase. Senza dare giudizi sulla societa` Americana, mi permetto di assicurare che un'esperienza all'estero rende molto elastici, tolleranti e cittadini del mondo, ma con questo non dobbiamo illuderci che esista alcun Paradiso terrestre e che anzi, il posto migliore e` la nostra terra d'origine.
La nostra cara Italia ha tanti difetti ma teniamocela cara perche` tutto sommato altrove non si sta molto meglio, neppure nei grandiosi States.
La sensazione piu` bella che si prova qui e` il sentire il mondo tanto piccolo e vicino, concentrato in una citta' poco piu` grande di Bergamo. Mi sorprendo ancora quando organizzo una cena tra amici e mi rendo conto che sono presenti esponenti di etnie tanto diverse e lontane.
Commuovente e` stato quando, in onore delle vittime dell'11 settembre, tutto l'ufficio in cui lavoro si e` riunito e, mano nella mano, persone provenienti dai quattro angoli della terra hanno rispettato tre minuti di silenzio.
A questo proposito, in molti dall'Italia mi chiedono dell'impatto che questo terribile evento ha avuto sulla vita quotidiana.
I giorni seguenti quel famigerato martedi` sono stati di grande paura per un ulteriore attacco, ma soprattutto di grande tensione con gli americani che, non abituati al terrorismo, hanno sviluppato pericolosi sentimenti xenofobi nei confronti di qualsiasi immigrato.
A distanza di un mese e mezzo la situazione pare tornata alla normalita` e si sono ristabiliti rapporti di pacifica convivenza.
Ora le paure sono quelle degli attacchi biologici, cosi` in molti si sono provvisti di guanti per controllare la posta e si sono fatti la scorta di cibo e acqua imbottigliata (l'acqua potabile viene presa dai laghi, filtrata e immessa negli acquedotti).
L'economia, gia` in crisi prima dell'attacco, e` ora in recessione: il consumismo americano sfrenato si e` arrestato (che non e` poi cosi` negativo) e la gente cerca di passare meno tempo in locali pubblici e piu` tempo in casa a coltivare gli affetti.
Ristoranti, cinema e clubs non sono piu` tanto affollati.
Nonostante questa tendenza, per nulla al mondo si rinuncia in questi giorni alle celebrazioni per Halloween, simbolo per una notte dell'incontro tra il mondo della vita e della morte. Forse e` quel che serve come scaramanzia in questo momento.
Un aspetto positivo dell'evento e` che almeno ora gli americani hanno una vaga idea di dove l'Afghanistan si trovi e in quali condizioni viva la popolazione.

Concludo qui per il momento.
Le mandero` altre lettere per raccontare delle stranezze e aspetti positivi della vita negli States.

Un caro saluto,

Rossana

29 ottobre 2001