RAPPORTO PUBBLICATO DAL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE (OTTOBRE 2000)
(UNA SINTESI)
Nell'anno scolastico 2000-1 ci saranno più di 140.000 studenti stranieri presenti nelle scuole italiane, in
confronto ai 120.000 per l'anno scolastico 1999-2000. Il rapporto parte dal presupposto che la società
multiculturale non significhi la mera presenza degli alunni stranieri; sono molto più profonde le ragioni della
trasformazione della società nella dimensione multiculturale. Tra queste ci sono:
l'apertura e l'intreccio delle culture tipici dei nostri tempi
l'esigenza di democratizzazione dei rapporti tra gruppi di differenti etnie
la salvaguardia dei diritti di tutti i popoli
La base della società multiculturale sta perciò nella complessità sociale.
Il documento ministeriale evidenzia la necessità di capire "fino in fondo gli effetti di tale trasformazione e di
produrre risposte adeguate in termini organizzativi e gestionali". La presenza degli alunni stranieri apre
nuove prospettive alla didattica e coinvolge esigenze di natura psicologica, antropologica e culturale.
Il rapporto è il risultato di un'indagine condotta da gruppi in Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Bari
che hanno raccolto orientamenti, valutazioni ed esperienze degli insegnanti, dei genitori e degli alunni.
Globalmente la presenza degli alunni stranieri è vista in modo decisamente positivo. Nella scuola italiana
c'è l'orientamento ad affrontare la presenza degli alunni stranieri "raccogliendo e valorizzando tutte le
positive potenzialità delle quali è portatrice" la stessa presenza.
Gli alunni stranieri a scuola generano crescita, arricchimento culturale e apertura mentale. Per i docenti la
presenza di alunni stranieri a scuola significa una crescita culturale che contribuisce a ridurre i pregiudizi
ed i luoghi comuni ancora molto diffusi anche tra gli adulti. I genitori condividono che l'esperienza
scolastica con i compagni stranieri comporti per i propri figli il superamento o la riduzione dei pregiudizi e di
tanti luoghi comuni, inoltre riconoscono che l'esperienza vissuta dai propri figli con compagni stranieri
contribuisce a far superare anche a loro stessi atteggiamenti di indifferenza e discriminazione. I ragazzi
italiani, conoscendo i compagni stranieri, si sentono portati "ad aprirsi al 'diverso' come ulteriore strumento
di crescita fondamentale per la formazione, la crescita e la maturazione dell'individuo".
Pochi sono gli aspetti negativi rilevati nell'indagine; fra questi vi sono "il rallentamento del programma
scolastico" (al primo posto per i docenti), "la difficoltà della comunicazione" (al secondo posto per i docenti
e al primo per gli studenti). Il rapporto sottolinea che il livello di integrazione degli alunni stranieri è in
prevalenza soddisfacente e accettabile. I ragazzi stranieri vengono accettati con spontaneità, e questo
evidenzia la qualità delle relazioni interpersonali e sociali all'interno della classe e, soprattutto, fuori di
essa.
Esistono tuttavia alcuni fattori critici:
la provenienza geografica - gli asiatici sono più integrati
la variabile economica
l'età - più è adulto l'alunno e più è difficile l'integrazione
il numero -1/2 alunni stranieri sono gestibili, 3 o più diventano ingestibili.
Un caso a sé rappresenta l'integrazione degli alunni nomadi su cui sono emerse le più forti resistenze
culturali. I docenti vedono la loro integrazione come "una battaglia perduta in partenza", poiché "la cultura
nomade è inconciliabile con la nostra". I genitori attribuiscono alla scuola il compito di far integrare i
nomadi, ma non li vorrebbero nelle classi dei loro figli.
Sul piano più generale dell'integrazione degli alunni stranieri, i docenti riconoscono di non aver alcuna
competenza specifica e sono fortemente critici verso la scuola che li costringe di farsi carico di "una
responsabilità per la quale non sono adeguatamente preparati".

|